CARISMA - Suore del Getsemani

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CARISMA

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LO SGUARDO DELLA MISERICORDIA Ѐ LA COMPASSIONE

Uno degli atteggiamenti che caratterizza il ministero di Gesù è la compassione intrecciata strettamente alla misericordia, come manifestazione privilegiata dell’amore del Padre. Gesù cammina tra la gente, vede la sofferenza alla quale risponde con una grande effusione di compassione. Gesù, come il Padre, ha uno sguardo di compassione sul mondo e soffre con l’umanità. Compatire significa, infatti, soffrire con, partecipare intimamente, visceralmente, con pathos. E la sofferenza non è intesa solo in senso fisico ma coinvolge l’intera persona, l’intera umanità. La compassione diviene sinonimo di prossimità per Gesù, che assume, prendendo su di sé, quella medesima sofferenza.
 
«Con lo sguardo fisso su Gesù e il suo volto misericordioso possiamo cogliere l’amore della SS. Trinità. La missione che Gesù ha ricevuto dal Padre è stata quella di rivelare il mistero dell’amore divino nella sua pienezza. «Dio è amore» (1 Gv 4,8.16), afferma per la prima e unica volta in tutta la Sacra Scrittura levangelista Giovanni. Questo amore è ormai reso visibile e tangibile in tutta la vita di Gesù. La sua persona non è altro che amore, un amore che si dona gratuitamente. Le sue relazioni con le persone che lo accostano manifestano qualcosa di unico e di irripetibile. I segni che compie, soprattutto nei confronti dei peccatori, delle persone povere, escluse, malate e sofferenti, sono all’insegna della misericordia. Tutto in Lui parla di misericordia. Nulla in Lui è privo di compassione». [1]
 
Nei vangeli il verbo “avere compassione[2] viene usato per descrivere Gesù quando è fortemente mosso dalla compassione perchè vede la sofferenza dei malati cronici e inguaribili, la disperazione delle persone sole e abbandonate, il dolore e la tristezza di chi vive nell’emarginazione e privato di tutto. Nello specifico: quando incontra il lebbroso (Marco 1,41), la vedova che ha perso il figlio (Luca 7,13), i due ciechi di Gerico (Matteo 20,34) e le folle (Matteo 9,36; 15,32); in tutte queste situazioni Gesù è spinto ad agire per compassione. Inoltre, Gesù stesso, descrive l’azione dei protagonisti della parabola del Buon Samaritano (Luca 10,33) e del Padre misericordioso (Luca 15,20) con questo verbo, per distinguerli dagli altri personaggi che, nelle due parabole, agiscono in modo contrario, lontani dalla logica della misericordia compassionevole.
Il messaggio evangelico trasmette proprio questo contenuto: Dio Padre, nel suo Figlio Gesù Cristo, non elimina la sofferenza ma la incarna, per condividerla con l’umanità. Dio patisce con la sua creatura. La storia della salvezza rivela la misericordia e la compassione di Dio, in quanto Dio non abbandona l’umanità nella sua sofferenza, ma ne condivide il peso, sino ad assumerlo totalmente nella passione, morte, resurrezione di Gesù Cristo. Molti santi hanno riconosciuto e amato il volto divino di Cristo nel volto umano trasfigurato dalla sofferenza.
Madre Angela, contemplando la misericordia divina, ricerca i particolari di quel Volto nei “poveri peccatori”, per i quali Gesù mostra una esclusiva attenzione. Ѐ una realtà che rischia di essere trascurata e sulla quale Gesù stesso si china per portare salvezza e guarigione: il peccato.
Le anime mistiche sono particolarmente sensibili al senso del peccato e al pericolo che incombe su coloro che vivono nel peccato; a queste anime è concesso, dalla grazia divina, di partecipare, misticamente, alla compassione tenera che Gesù mostra ai peccatori, spalancando il suo cuore per accogliere e perdonare.
Oh, che cosa non fa il mio Gesù per andare in cerca dei peccatori. Oh, il cuore tenero e compassionevole del mio Gesù: io lo vedo andare in casa di Pietro e guarir la donna febbricitante, trovar per le vie la vedova di Naim piangente e consolarla con ritornarle il figlio estinto: ascoltare le preghiere del Centurione e risanare il suo servo: sicché io lo contemplo per le vie risanare infermi, ridonar la vista ai ciechi, raddrizzar gli storpi, ridonar la favella ai muti, sollevare in mille maniere la sofferente misera umanità. Gesù grande, il Tuo Cuore è generoso e piena di compassione è la Tua anima. [...] Io ti vedo, lo ripeto, Gesù, beneficando ogni sorta di persone e con la tua dolcezza e carità rapirne e conquistarne i cuori. Ora, Gesù, tu mi fai conoscere che queste virtù devono essere in me come il distintivo del tuo amore, che, facendo violenza alla mia natura, deve tutto soggiogare al tuo impero, e dalla dolcezza e mansuetudine conquistare i cuori altrui. [3]
Compassione è parola che indica, anche, le viscere materne, il grembo materno, dove ha inizio e si sviluppa la vita. Dio è, quindi, Padre/Madre misericordioso che ama visceralmente, con amore gratuito e sempre pronto a perdonare e a commuoversi, verso chi ritorna a lui pentito e bisognoso di misericordia. La compassione evoca così la gratuità, la benevolenza e l’affidamento totale tra le braccia amanti di Dio che restituisce alla creatura, ferita dal peccato, la capacità di amare e di sentirsi amata.    
Madre Angela sente rivolto a sé lo sguardo di Gesù carico di tristezza per i peccatori. Chiede e intercede per la loro salvezza benché consapevole della propria miseria e piccolezza. Gesù glielo concede indicandole la via più sicura: la compassione.
 
Che cosa è l’uomo che Tu hai amato quando si allontana da Te Eterno Bene? Oh, esso cade nella miseria, nel fango. Ma il Diletto Amore, il Vago e Vermiglio Fiore, mettendosi accanto a me così prese a dire: “Non è a te, né è per te questo sguardo, ma ciò ho fatto solo perché, tu rimirando, il tuo cuore sia preso da compassione”.
Caro mio Amore che cosa potrò fare mai io se Tu non me lo insegni Eterno mio Iddio e mio Signore? Gesù a me: “Ti adoprerai a vantaggio dei poveri peccatori”. Ed in qual modo Caro Gesù? Gesù a me: “Amando, quando si ama si è riamati, soffrendo nel silenzio e con umiltà. Pregando in virtù dei meriti miei, immolandoti volentieri in ciò che io voglio e questo è il sacrificio a me gradito”. Il mio Cuore è preso da compassione e perciò vado al mio Gesù pregandolo. Sgombra Tu stesso Caro Gesù, da quei cuori, il materiale del peccato. Oh quanto sono miserabili, a me destano compassione! [4]
 
La Beata Teresa di Calcutta [5] , conosciuta come Madre Teresa, si allinea senza particolare sforzo alla spiritualità dei mistici contemplativi la cui fonte ispiratrice è l’agonia di Gesù e la sua passione redentrice.
Madre Teresa vive un’esistenza tutta dedita a soddisfare il desiderio di Gesù Crocifisso espresso nelle parole: Ho sete (Gv 19,28). Una sete di anime mai placata e sempre in ricerca di persone disposte, come appunto Madre Teresa, a impegnare totalmente la propria esistenza per dissetare Gesù nei poveri più abbandonati, rifiutati, emarginati, disprezzati: i poveri più poveri, come ella li definiva.  Spinta da quell’amore viscerale di compassione cercava tenacemente i poveri per confortarli, sostenerli, assisterli, abbracciarli con il suo materno e tenero affetto.
L’amore appassionato per i poveri e gli ultimi nasce e cresce con l’amore per Gesù Crocifisso e trova spazio in una dimensione interiore tutt’altro che gratificante, poiché vive l’intensa e intima unione con Gesù nella totale percezione della sua assenza; seppure in questa totale oscurità, la fede pura e autentica le concede un abbandono totale alla volontà di Dio. Gesù vive nel suo cuore e il richiamo del “Ho sete” è sempre presente con la particolare accentuazione della compassione per i peccatori.
Madre Angela e Madre Teresa, diverse nell’espressione carismatica della loro vocazione, sono in sintonia per l’appassionato desiderio di essere unite allo Sposo Crocifisso e Agonizzante, nella partecipazione all’opera di redenzione.
La Beata Teresa, come Angela, si fa portavoce del grido di Gesù crocifisso, si ritiene umilmente strumento di amore e di compassione per ogni essere umano, che, come Cristo, vive la solitudine e l’abbandono sulla croce.
Se qualche volta la nostra povera gente è morta di fame, ciò non è avvenuto perché Dio non si è preso cura di loro, ma perché non siamo stati uno strumento di amore nelle sue mani per far giungere loro il pane e il vestito necessari, perché non abbiamo riconosciuto Cristo quando è venuto ancora una volta, miseramente travestito, nei panni dell’uomo affamato, dell’uomo solo, del bambino senza casa e alla ricerca di un tetto. Dio ha identificato se stesso con l’affamato, l’infermo, l’ignudo, il senzatetto; fame non solo di pane, ma anche di amore, di cure, di considerazione da parte di qualcuno; nudità non solo di abiti, ma anche di quella compassione che veramente pochi sentono per l’individuo anonimo; mancanza di tetto non solo per il fatto di non possedere un riparo di pietra, bensì per non avere nessuno da poter chiamare proprio caro. Quando Cristo ha detto: "Avevo fame e mi avete dato da mangiare!", non pensava solo alla fame di pane e di cibo materiale, ma pensava anche alla fame di amore. Anche Gesù ha sperimentato questa solitudine. Ogni essere umano che si trova in quella situazione assomiglia a Cristo nella sua solitudine; e quella è la parte più dura, la fame vera! [6]
La testimonianza delle due mistiche, Madre Angela e Madre Teresa, è una provocazione molto efficace per una società che, come l’attuale, soffre di una patologica indifferenza verso tutto ciò che genera fastidio perché non risponde al sistema di perfezione e di benessere incondizionato, da cui viene esclusa la fragilità nelle sue diverse manifestazioni. Lo sguardo della compassione verso le persone più fragili, deboli, escluse, nasce dall’opzione preferenziale per i poveri e attraverso i quali si scopre l’autentica vocazione del cristiano; negli occhi del povero peccatore Madre Angela ha contemplato l’agonia di Gesù e la sua solitudine; nella povertà delle strade di Calcutta la Beata Teresa ha contemplato il volto del Crocifisso nei numerosi volti dei derelitti e dei moribondi abbandonati sui marciapiedi. Due dimensioni umane che si intrecciano con l’unica dimensione divina dell’incarnazione.
«Nel cuore di Dio c’è un posto preferenziale per i poveri, tanto che Egli stesso «si fece povero» (2 Cor 8,9). Tutto il cammino della nostra redenzione è segnato dai poveri». [7]
La compassione diventa stile di vita nella sequela cristiana, e non può prescindere dalla preoccupazione per il dolore e la sofferenza di coloro che sono i più disattesi, in senso spirituale e materiale. Ecco come Angela partecipa misticamente all’abbraccio misericordioso di Dio verso i poveri peccatori:
Oh, mi fosse dato, caro Gesù, di poter avere nelle mie mani i cuori di tutti gli uomini ed in particolare di quelli che più feriscono il tuo cuore, perché a Te consacrati, io li prenderei e li tufferei in quel Sangue Prezioso che a rivi si riversa dal tuo Santissimo ed Immacolato Corpo ed essi verrebbero purificati; e così li presenterei a Te per riceverne un po’ di conforto e sollievo. Ma giacché ciò non è a me dato, né sono in mio potere, accetta almeno il mio cuore: esso è povero, ma tu lo hai reso ricco di buona volontà, e perciò col cuore ti offro le sue pene ed afflizioni che soffre nel vederti sì offeso e sì poco amato. [8]
Di rimando, la Beata Teresa invita a sentire il peccato come un’omissione causata dall’ignoranza, dall’indifferenza, dall’egoismo e dalla noncuranza per i poveri di ogni ceto sociale. Ѐ anche l’invito a farsi uno con gli altri e a tradurlo in gesti concreti di misericordia:
Di recente un uomo mi ha incontrata per strada. Mi ha chiesto: "Sei Madre Teresa?" Io gli ho risposto di sì. E lui: "Per favore, manda qualcuno a casa mia. Mia moglie ha disturbi mentali e io sono mezzo cieco. Vorremmo tanto sentire il suono amorevole di una voce umana". Erano persone agiate. Avevano tutto nella loro casa. Eppure stavano morendo di solitudine, morendo per il desiderio di sentire una voce amica. Come facciamo a sapere che qualcuno come loro non si trovi accanto a casa nostra? Sappiamo chi sono, dove sono? Troviamoli e, quando li troviamo, amiamoli. Poi, quando li ameremo, li serviremo. Oggi Dio ama così tanto il mondo da dare te, da dare me, perché amiamo il mondo, per essere il Suo amore, la Sua comprensione. È un pensiero talmente bello per noi, e una convinzione: che voi e io possiamo essere quell'amore e quella compassione. [9]
Entrambe si sono lasciate attraversare dallo sguardo compassionevole di Gesù, tanto che, misticamente unite a Lui, hanno saputo vedere in ogni persona i bisogni più profondi e nascosti; hanno oltrepassato la coltre delle miserie innescate dal peccato per arrivare, attraverso lo sguardo dell’amore e della compassione, lì dove la povertà, la sofferenza, la disperazione sono più ignorate.
 
«[...] La compassione, l’amore, non è un sentimento vago, ma significa prendersi cura dell’altro fino a pagare di persona. Significa compromettersi compiendo tutti i passi necessari per “avvicinarsi” all’altro fino a immedesimarsi con lui». [10]
In questo immedesimarsi si fondono gli sguardi di chi dona e chi riceve, di chi guarda e chi non è guardato, di chi ama e chi non è amato. E la compassione può così fiorire anche da un ramo spezzato: è il prodigio dell’Amore, il miracolo della Carità.
(continua)
 
Maria Carmela Tornatore, sdg
 
 
  
 


[1] Francesco, Misericordiae Vultus, Bolla di indizione del Giubileo Straordinario della Misericordia,8.
[2] Il verbo, “essere riempito di compassione” deriva dal verbo greco la cui radice letteralmente significa viscere e indica una parte interna del corpo. Mentre il pensiero è identificato con il cervello e l’amore con il cuore, il verbo, in greco, descrive con un riferimento fisico, sensoriale, il sentimento della compassione, sperimentata visceralmente. La compassione divina è descritta come uno “stringimento” torcente di visceri, suscitato da un sentimento emotivo e totalmente coinvolgente che com-muove e pro-muove un’azione di uscita verso il basso: il Samaritano e il Padre misericordioso sono incarnazioni e icone di questo movimento.
[3] marongiu angela, Scritti Spirituali, 1909.
[4] marongiu angela, Scritti Spirituali, 1911.
[5] La Beata Teresa di Calcutta (1910 – 1997), fondatrice della Congregazione religiosa delle Missionarie della Carità, divenuta suora a 18 anni e trasferitasi in India, vi scoprì la vocazione per gli ultimi che morivano, abbandonati, per strada. La sua Congregazione è dedita al servizio dei “poveri più poveri” ed è diffusa in tutto il mondo. Madre Teresa è stata beatificata nel 2003 da Giovanni Paolo II e indicata come apostola della misericordia per l’attuale anno giubilare della Misericordia.
[6] beata teresa di calcutta, Scritti Spirituali in Madre Teresa di Calcutta, www.mistica.info.
[7] Francesco, Esort. Ap. Evangelii gaudium, 197.
[8] marongiu angela, Scritti Spirituali, 1909.
[9] beata teresa di calcutta, Scritti Spirituali in Madre Teresa di Calcutta, www.mistica.info.
[10]Francesco, Udienza Generale (27 aprile 2016).
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