EDITORIALE - Suore del Getsemani

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PADRE MANZELLA MAESTRO DI ESERCIZI ... SPIRITUALI
Prima parte


Cosa non si fa oggi per avere un corpo, allenato, agile e scattante. Le palestre pullulano di atleti in erba, di ogni età e sesso, che aspirano ad avere un corpo perfetto, bello da vedere, per attirare l'attenzione e l'approvazione delle persone che si incontrano.
Si corre in città, in campagna, per rigenerarsi, ossigenarsi, per smaltire le tante tossine che giornalmente si introducono nell' organismo. Si inventano continuamente nuovi attrezzi per permettere a chiunque di allenarsi anche in casa, con una modica spesa. Si aspira, alla perfezione, a correggere difetti piccoli o grandi, perché un corpo sano allunga la vita. Avevano ragione i latini a sentenziare: mens sana in corpore sano!
Padre Manzella è stato un maestro eccellente che ha saputo guidare intere generazioni di laici, chierici, sacerdoti e suore, a frequentare palestre ove si insegnavano gli esercizi...spirituali. L'attenzione era rivolta non al corpo bensì all'anima. Questi esercizi portavano a scoprire i difetti che impedivano un cammino agile verso la santità, ad infondere coraggio nelle anime sfiduciate, in quanti vedevano spegnersi il fuoco della corrispondenza all'amore di Dio. Padre Manzella nutrì per i sacerdoti un amore particolare. Ad essi predicava sovente, con sommo zelo, gli esercizi spirituali, spronandoli, con semplicità di linguaggio, ad essere nella vita i testimoni dell'amore paterno di Dio e degni del dono del sacerdozio.
Nell'arco dei suoi 37 anni di permanenza in Sardegna padre Manzella ebbe modo di avvicinare chierici e sacerdoti, guadagnando la loro confidenza e facendo ad essi un gran bene. "Stima, compatimento, amore: erano i sentimenti che nutriva istintivamente verso tutti i sacerdoti, come verso i chierici, pupilla della Chiesa. Come li avrebbe voluti tutti santi i sacerdoti, e se cadevano, quanto li compassionava, e come faceva di tutto per rialzarli! E' il segreto di Dio quanti ne abbia confortati nell'aspro cammino, quanti riconciliati con Dio e le anime, preservati dall'abisso estremo. Nessuno mai veniva a battere invano alla sua porta - la quale poi era sempre aperta - quando non era egli stesso che andava a cercare gli smarriti."1
"Non taceva però i torti dei sacerdoti facendo risaltare lo stridente contrasto tra l'altissima dignità e la miseria di certe vite sacerdotali".2
Nella predicazione sapeva unire ilarità e tinte forti e colorire i quadri, non di fantasia, ma colti dalla realtà, dello stato di certe coscienze sacerdotali. "Predicando una volta un ritiro ai sacerdoti di Nuoro, parlando della vita di Gesù eucaristico e rappresentando al vivo la vita dell'ospite augusto dei nostri tabernacoli, dipingeva, drammatizzando, l'ansiosa attesa di Gesù nella sua solitudine durante le lunghe notti, in attesa dell'alba che gli porti una visita, la presenza di un volto amico... In fine spunta il giorno, la porta della chiesa si apre, entra un uomo: ma è un semplice mercenario - il sacrestano - che, senza neppure piegare il ginocchio, va, viene, sbriga le sue quotidiane faccende come altri farebbe nella sua propria bottega. Finalmente, ecco il sacerdote, il fratello, l'amico, lui almeno saprà consolare l'amante divino che si è fatto schiavo del suo amore per gli uomini. Ma no, perché anche lui, il povero prete, si è collocato dalla parte dei nemici di Gesù, ha la coscienza in disordine e viene una volta ancora a tradirlo al suo stesso altare".3
Nelle sue esortazioni ai sacerdoti a raggiungere la santità di vita solo lui, poteva parlare apertamente degli errori e delle colpe, senza ferire gli erranti e i colpevoli. E concludeva sempre con un appello alla confidenza e alla misericordia: "La voce dolce di Gesù ti dice: Amice ad quid venisti? Non fare come Giuda, o mio sacerdote. Vieni con me sulla via del Calvario. Diedi il sangue per tutti e non lo darò per un mio sacerdote? Io ti perdono. Viviamo da buoni amici; ricorda le prime messe: alza gli occhi al cielo. Perché sempre chini a terra? Io tutto ho già dimenticato. Noi ci ameremo ora per sempre, nel tempo e nella eternità".4
Gli esercizi...spirituali sono una esperienza forte di Dio. Con questo termine “esercizi spirituali” si intende ogni modo di esaminare la coscienza, meditare, contemplare, pregare vocalmente e mentalmente, e altre attività spirituali. Come infatti il passeggiare, il camminare e il correre sono esercizi corporali, così tutti i modi di preparare e disporre l’anima a liberarsi da tutti gli affetti disordinati e, una volta che se ne è liberata, a cercare e trovare la volontà divina nell’organizzare la propria vita per la salvezza dell’anima, si chiamano esercizi spirituali".5
Riordinando l'archivio di Padre Manzella si sono rinvenuti molti appunti di prediche per gli esercizi spirituali. Particolarmente interessante un quaderno che racchiude un ciclo completo di meditazioni per sacerdoti, esposti secondo il metodo di San Vincenzo de' Paoli.
Leggendo questi appunti si scopre tutta la spiritualità e la pedagogia di Padre Manzella nell'esortare i confratelli sacerdoti, ad intraprendere la via della perfezione per amore di Dio. Le argomentazioni sono semplici. Ogni parola esce da un cuore sincero che vuole spingere i fratelli a sperimentare la bellezza di una vita donata al Signore. L'esempio trascina più di mille parole. E i sacerdoti si affidavano completamente al signor Manzella e versavano nel suo cuore il segreto delle loro coscienze. Ecco perché era il confessore di molti sacerdoti dell'archidiocesi sassarese.
Il ciclo di conferenze degli Esercizi Spirituali per sacerdoti inizia con la presentazione delle motivazioni che dovrebbero spingere a far bene gli esercizi ...spirituali:
"La Provvidenza divina ha i suoi tempi. Manda le piogge in primavera perché i semi attecchiscano, ed il contadino non aspetta in luglio per seminare il granturco, né in primavera a seminare il frumento, ma a suo tempo e secondo il giro della stagione, semina or questa or quella pianta. La Divina provvidenza ha segnato agli uccelli il tempo della partenza e del ritorno. Ha segnato persino alle cose inanimate come il sole, la luna e le stelle il tempo del nascere e del tramonto. E non vorremo noi che Essa, nella sua sapienza, non abbia segnato anche i suoi tempi riguardo agli uomini? Non v'ha dubbio. Essa misurò la durata degli imperi, questi caddero ad un suo cenno. E non misurerà Essa il tempo e il numero delle grazie?
Ecco i giorni della grazia, ecco i giorni di non lasciare sfuggire, di non perderne un filo. Saranno gli ultimi? Saranno quelli che mi faran santo? Sarà questo il punto di termine de' miei peccati o della mia vita tormentata e poco fervorosa; e il principio della mia vita santa e fervorosa che mi deve condurre al paradiso pieno di meriti? Questi giorni, in punto di morte saranno la mia consolazione o mi saranno motivo di pianto? Ciascuno si faccia queste domande in questa sera ed in questi primi giorni. Ed ascolti nel silenzio della sua camera il divino responso. Ho fatto altre volte i S.(anti) S.(spirituali) E.(sercizi) e sono sempre quello; Iddio non mi darà più la sua grazia, non si fiderà più di me. Non è vero. Iddio ti ha chiamato ancora, Iddio che ti concede questa grazia dei S.S.E. ti concede anche la grazia di farli bene. Ci vuole confidenza, ci vuole coraggio.
Prendi proprio sul serio l'interesse dell'anima. Sino che uno studia, studia pel bene altrui, per sé basta credere ed amare. Sin che uno s'esercita in opere di carità tende al bene altrui. Quando uno mangia bene, passeggia, tende al bene del corpo. Ma quando uno si applica al bene ai Santi Esercizi Spirituali tende al bene dell'anima. Qui l'occupazione esclusiva riguarda l'anima, riguarda la vita eterna, riguarda la propria santificazione. Qui devono cessare gli abiti cattivi, o perlomeno devono principiare a cadere ai nostri piedi. Qui devono incominciare gli abiti delle virtù necessarie al cristiano e più ancora al sacerdote, e più ancora al santo sacerdote. E' negli esercizi Spirituali che Dio parla e parla certamente, e che noi dobbiamo ascoltarlo. Iddio può parlare al cuore in ogni tempo. Ma che volete; ha voluto legare le sue grazie a segni sensibili. La purificazione del peccato originale all'acqua battesimale, la forza al sacro crisma... Una volta fatti bene i S.E.S. si esce con maggiore forza sia per vincere le tentazioni sia per praticare la virtù e ora sacerdoti per esercitare il santo ministero con quella apostolica libertà che fa sprezzare ogni rispetto umano perché prevalga la verità e la giustizia. Cristo si ritira nel deserto, spintovi dallo Spirito santo. Il sacerdote entra negli E.S. come in un deserto, libero dalle cure di questo mondo e solo intento a sé. State sicuri che il mondo continuerà a durare, benché voi non provvediate a certi affari che nella vostra testa sembrano di grande importanza. In questi giorni l'affare che trattate supera ogni altro affare in importanza.
Cristo digiuna, prega, sta solo. Così il sacerdote digiuni almeno dal peccato veniale, si contenti di quanto ha senza desiderare ulteriori comodi... Cristo finalmente ha fame e sete, e vince la tentazione del demonio che lo invita a mangiare. Il sacerdote dopo gli esercizi si sentirà ancora inclinato alla gola. Ma se avrà fatto bene i S.E.S. vincerà questo nemico colla mortificazione. Cristo è tentato di vanagloria e superbia e vince il demonio. Così lo vincerà quegli che passerà questi giorni in santo raccoglimento. E se manca la lunghezza del tempo (cosa sono infatti 8 giorni per correggere la nostra vita), suppliamo col fervore. Val più un atto d'amor di Dio fatto con cuore puro, intero, assoluto, senza condizioni che mille atti freddi e condizionati. A Cristo finalmente ministrabant angeli (Gli angeli servivano Cristo), e così al buon sacerdote ministreranno gli angeli vedendolo uscire dagli esercizi pieno di buona volontà. Gli angeli che non aspettano altro che far del bene agli eletti verranno ad aiutare ogni azione, ogni loro impresa diretta alla gloria di Dio. E faranno a società coll'uomo, col sacerdote il cui ministero supera quello degli angeli e la cui volontà a quella di Dio e degli angeli si conforma. Insomma dagli Esercizi uscirete più grandi più forti, uscirete uomini di Dio e soci degli Angeli nel cercare la di lui gloria.
In paradiso quanti meriti. Trovare là otto giorni pieni pieni di sospiri d'affetti, d'atti di volontà, di preghiera, di mortificazione, d'amor di Dio, d'atti di compunzione e di dolore dei peccati. Nel purgatorio quanti refrigerii a quelle care anime purganti, specialmente a quei poveri sacerdoti che hanno fatto male i S.S.Es. E chi può misurare la gloria che ne viene ai santi in paradiso e le grazie che discendono su tutta la chiesa in questi santi giorni.
Ecco l'eccellenza degli esercizi, ecco il primo motivo per imprenderli con coraggio, con vero impegno e scuotere la pigrizia di dosso in questi giorni. il tempo è breve, ma per chi sa profittarne ce n'ha a sufficienza.
In che consiste l'essenza dei S.S.Es.? Gli esercizi spirituali portano il nome con sé. Noi esercitiamo il corpo con ginnastica coi passeggi col lavoro manuale. Ed il corpo acquista robustezza. Noi esercitiamo la mente collo studio e la mente s'avvezza allo studio e si fa più atta ad imparare. Così pure coi S.S.E. esercitiamo lo spirito perché divenga più forte nella pietà e nell'amore di Dio. Ed ecco il perché negli Esercizi Spirituali si prega molto, si medita, si tace. La nostra coscienza, l'anima nostra, per le lunghe cure esteriori si è dissipata, ha deviato o in tutto o in parte dal fine assegnatoci dalla Provvidenza. Cosa si fa negli esercizi? Si dà la spinta, come quei che vanno sulle biciclette a due ruote. Se colui il quale v'é montato sopra non pensa a muovere più che in fretta le gambe, questa incomincia a barcollare, e talvolta cade a terra portando seco l'inesperto cavalcatore".6
Questi sono alcuni dei suggerimenti impartiti da Padre Manzella ai sacerdoti che si apprestano ad iniziare gli esercizi spirituali. Sono riflessioni semplici, ma hanno la forza di spingere anche l'animo più tiepido ad intraprendere il cammino della santità. Le parole sono avvalorate dalla testimonianza di vita di un sacerdote che sapeva comunicare la gioia dell'incontro dell'Amico, che è sempre con noi e che non delude mai.  Una testimonianza vissuta nella semplicità ed umiltà.
                                                                                                 
                                                                                Angelo Ammirati
 
 Note
1 SATEGNA Antonio M., Il Signor Manzella prete della Missione. Apostolo della Sardegna, Edizioni Vincenziane, Roma, 1963, pag. 207.
2 Ibidem, pag. 208.
3 Ibidem pag. 209.
4 Ibidem pag. 210.
5 Esercizi spirituali di S. Ignazio di Loyola.
6 ASCM SS, b. 26, fasc. 1.
 
 
 
 
 
 
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