MISSIONE AD GENTE - Suore del Getsemani

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MISSIONE AD GENTE

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Madagascar
 
“Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra". (At 1,8.)
 
Con queste parole Gesù si rivolge agli Apostoli prima di ascendere al cielo; la Buona Novella racchiude in se la necessità di essere annunciata a tutti perché portatrice di salvezza e di speranza.
Andare realmente ai confini della terra, vivere l’esperienza in Madagascar accompagnando l’Arcivescovo in visita alla missione diocesana, significa riscoprire la freschezza dell’annuncio e la scelta radicale di vita che dev’essere propria di ogni cristiano; è un tuffo nella Chiesa delle origini che ridona entusiasmo al cristianesimo stanco, è un ritorno all’essenziale, che è Cristo stesso, privo di ogni incrostazione e artificio.
Nei venticinque giorni di permanenza in terra malgascia abbiamo condiviso con i nostri missionari e le suore del Getsemani gioie e speranze, fatiche e nuove sfide di una Chiesa che sta nascendo. La loro presenza discreta e silenziosa, la forte vicinanza dimostrata e vissuta pienamente nel tessuto sociale dei villaggi, prepara di giorno in giorno il terreno affinché il seme del Vangelo possa essere accolto e così fruttificare.
Padri e suore di prodigano senza risparmiarsi in un servizio che abbraccia ogni campo della vita: dall’istruzione all’agricoltura, dalla sanità all’accoglienza e oltre. Non è un semplice assistenzialismo ma, come Cristo ci insegna, bisogna chinarsi su chi ha necessità di aiuto, patire insieme e infine dare l’opportunità di riscattarsi e mettere solide fondamenta per una società nuova, illuminata dal Vangelo.
Personalmente voglio ricordare l’operato di don Francesco e don Emanuele, suor Leonarda, suor Giannina e suor Angela, suor Charline e suor Lydie con una frase di San Paolo rivolta ai Galati che bene spiega con quali sentimenti nei confronti del popolo malgascio vivono il loro ministero: “Fratelli carissimi che io di nuovo partorisco nel dolore finché non sia formato Cristo in voi!” (Gal 4,19)
Nella madre che mette al mondo un figlio convivono in maniera mirabile due sentimenti contrastanti: una profonda gioia e un grandissimo dolore. In terra di missione si sente la gioia di chi abbraccia la fede con l’entusiasmo che noi abbiamo perso, che spinge un cristiano a percorrere chilometri a piedi nudi pur di partecipare alla celebrazione dell’Eucaristia, la soddisfazione di sentirsi accolto e amato da Dio che rompe le barriere tribali e fa costruire comunione, la speranza nel futuro dove le nuove generazioni sono protagoniste e artefici di profondi cambiamenti, sempre sorrette e guidate dalla saggezza degli anziani e dal sostegno dei missionari.
Purtroppo si prova anche un grandissimo dolore legato a tutte quelle ingiustizie che colpiscono il povero e il debole; tutto quello che da noi suscita una semplice commozione laggiù strazia davvero il cuore perché si sente il silenzioso grido del povero che sale a Dio e umanamente si vive l’impotenza.
C’è tanto da fare ma non possiamo, non vogliamo lasciarli soli; la missione è della diocesi di Sassari, siamo i fratelli maggiori e a noi spetta il compito di sostenere e assistere l’opera che si sta costruendo: dispensario, scuola, casa-Famiglia, mezzi di trasposto e tanti altri progetti possono essere sostenuti e attuati solo con il nostro aiuto. E per i più arditi, per coloro che realmente si vogliono mettere al servizio in silenzio, senza avere la presunzione di insegnare come si fa missione e assistenza, ricordo che il Madagascar dista solo undici ore di volo, impresa faticosa ma non impossibile. Quante storie si potrebbero raccontare ma susciterebbero solo inutili emozioni momentanee e sdolcinate; bisogna cambiare il cuore, fare in modo che realmente senta le necessità dei fratelli come fossero le proprie necessità.
Dal Madagascar porto nel cuore la profonda ospitalità con la quale siamo stati accolti, gli sguardi che ho incrociato, la fatica e la gioia dei missionari, l’allegria dei bambini, l’orgoglio e la saggezza degli anziani; porto specialmente nel cuore Josè e Bema e la loro breve vita sbocciata in Paradiso davanti al Signore. Porto dal Madagascar una sana e bella inquietudine che rimane sempre nell’anima perché il grido del povero non si dimentica!
 
Misaotra veloma, grazie e arrivederci Isifotra.
 
                                                                     Don Gerolamo
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