MISSIONE AD GENTE - Suore del Getsemani

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MISSIONE AD GENTE

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MADAGASCAR
 
 
P. PAOLO, DON GEROLAMO E P. STEFANO …PELLEGRINI E FORESTIERI
CON DON FRANCESCO E DON EMANUELE NELLA TERRA DEL MADAGASCAR

Sono questi gli atteggiamenti suggeriti dalle parole di S. Francesco che mi hanno accompagnato nei giorni trascorsi in Madagascar. Parole e suggerimenti che fino a quei giorni non avevo ancora sperimentato in profondità. La vita di tutti giorni ci porta a stare nei luoghi, attaccati alle nostre cose e ben sostenuti dalle persone. Il nostro, spesso, è un vivere sicuro, non ci manca nulla o poco e ci sentiamo protetti. L’esperienza di missione, per la prima volta, vissuta in Madagascar non è stata semplice, ho dovuto fare i conti con le mie resistenze di fronte ad un vivere che mi ha “obbligato” a spogliarmi dalle sicurezze, dagli affetti e dal “mio” mondo quotidiano. La terra di missione, dove operano don Francesco Meloni e don Emanuele Piredda, della Diocesi di Sassari, si trova nel centro sud. Terra che accoglie una numerosa popolazione molto povera, con un livello di civilizzazione sottosviluppato tanto da vedere in continuazione ad ogni angolo delle strade tanti bambini, uomini e donne che non hanno nulla. Dopo la fine della pressante colonizzazione francese il livello di civilizzazione anziché crescere è venuto a mancare fino al limite massimo.
I due fratelli missionari ci hanno dato la possibilità di visitare il distretto di Isifotra e il distretto di Analavoca, luoghi del loro vivere quotidiano. I due distretti che raggruppano insieme circa una ventina di villaggi vicini, sono ascritti alla diocesi di Ioshy.
 Il segno profetico dei missionari che hanno fondato i due distretti sono una forza per questa porzione di terra. Quindi i nostri fratelli di Sassari operano in una terra dove è stata aperta la porta all’evangelo in maniera semplice e determinata. I due predecessori missionari hanno dato il via preparando un catechista per ciascun distretto in modo da lasciare un primo seme di catechizzazione in loco. L’arrivo invece dei due missionari fidei donum di Sassari in questi primi tre anni ha aperto la porta ad una catechizzazione più ordinaria, dividendosi a mesi alterni nei due distretti. Questa è una grande risorsa per gli abitanti dei due villaggi. Il Monpera (sacerdote) vive con loro stabilmente appieno. Il Mompera è uno di loro. Questo è ciò che avvalora il ministero dei due missionari sassaresi. Anche noi, Monpera vasà, (sacerdoti stranieri) siamo stati spettatori del bene e dell’affetto che tutti gli abitanti manifestano ai nostri due missionari. Tra le tante esperienze vissute mi piace ricordarne due. La prima esperienza che mi ha “scioccato” è stata la gioia straboccante al nostro arrivo. Ad un kilometro prima di Isifotra circa un centinaio di bambini e adulti ci hanno accolto con canti e danze e privilegiandoci di arrivare nel villaggio seduti su di un carretto trainato da due buoi. Segno straordinario di accoglienza per l’Evéque Paolo e i due sacerdoti vasà… non vi nascondo la commozione vissuta.  E’ stato un momento di intensa emozione perché tutti hanno voluto toccarci, salutarci e darci il benvenuto con il canto a squarciagola.
Il rinomato entusiasmo africano caratterizzato dalle danze in quell’istante è divenuto il loro dirci <<grazie perché siete venuti da lontano per noi>>! Posso assicurare che tali manifestazioni di gioia ci hanno fatto scordare immediatamente le quasi 15 ore di pulmino da Antananarivo (Capitale dove siamo atterrati) fino ad Isifotra. Altra preziosa perla che custodisco è la bellezza degli occhi dei tanti e tanti volti incontrati. I bambini in particolare ti parlano con i loro occhi. Volti segnati dalla povertà materiale ma occhi ricchi d’amore e tenerezza. Noi siamo abituati a correre e fare mille e mille cose! In Madagascar siamo stati “obbligati” a fermarci e assaporare lo scorrere del tempo, delle ore, dei minuti e dei secondi… la visita nelle poverissime capanne sono stati luoghi di incontro e d’amore. Ho in mente una giovane donna vedova, molto bella nei tratti e con signorile e dignitoso portamento, dopo la nostra visita nella sua casa ha preparato due grandi patate dolci e con fare gentile le ha regalate al Vescovo come segno di riconoscenza per la visita alla sua famiglia. Oppure anche Il dono di due pugni di riso portati da una bambina di 5 anni sono stati spesso il segno amorevole per dirci il loro misautra (grazie). In poche parole non posso che dire io il mio misautra al Signore per avermi inaspettatamente donato la gioia di vivere questa mia prima esperienza di missione...chissà poi… un grazie di cuore ai miei Superiori e all’Arcivescovo per avermi dato questa possibilità di missione, ai due fratelli missionari perché hanno fatto davvero tanto affinché vivessimo una forte esperienza di Grazia! Poi, alle carissime suore del Getzemani, Suor Gianna, suor Leonarda e suor Angela che con amorevole carità si sono dedicate a noi così come una mamma si prende cura dei propri figli! Un grazie speciale al caro compagno di viaggio don Gerolamo per avermi fatto sperimentare la fraternità sacerdotale nella preghiera e soprattutto nelle fatiche…Tutto è dono nella vita… a noi saperne cogliere il valore!
 
                                                                                              Padre Stefano
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